Cambiare si può

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Cambiare si può – La  sostenibilità ambientale, l’uso consapevole delle risorse e della limitazione degli sprechi, oggi hanno una rilevanza senza precedenti.

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Il 17 aprile, alla Camera dei Deputati, è stato  presentato un importante proposta di legge con il proposito di regolamentare e ridurre costantemente nel tempo (breve) questo grande problema.   La lotta e l’impegno di questi anni da parte nostra associazione  e del Dr. Berrino, non è mai stata pensata al solo  scopo di migliorare unicamente la salute umana, benché sia comunque un progetto di primaria importanza. Cambiare alimentazione in una direzione di scelta consapevole, significa pensare anche alla saluta del nostro pianeta, che va di pari passo al problema della salute pubblica. Nutrirsi con cibo biologico (allevato o coltivato con serietà e non con l’inganno) vuol dire rispettare la salute della nostra terra, vuol dire avere amore per il nostro pianeta, vuol dire nutrire rispettando tutte quelle persone che mangeranno questo “pane quotidiano”. Nutrirsi prevalentemente di cibo vegetale, non industrialmente raffinato, non adulterato, non trattato, significa anche dar da mangiare a tutte quelle popolazioni che non hanno cibo, magari perché le loro terre sono sfruttate per la produzione di ingredienti che serviranno alla preparazione di alimenti inutili e di cattiva qualità, togliendo loro  risorse primarie che da noi arriveranno sotto forma di cibi senza nessun vero valore nutritivo. Penso sia importante, arrivati a questo punto, smettere di pensare al guadagno individuale e di chiudere gli occhi davanti ad un disastro ambientale che noi abbiamo creato!

Uno dei punti  centrali, espressi nel progetto “il cibo dell’uomo”, si parla anche di informazione e formazione. I piatti devono essere buoni perché possano piacere ai bambini e spesso non si ha la competenza per poter cucinare dei cibi integrali, ma ancora più spesso ci si ferma davanti a regole e burocrazie, assolutamente risolvibili. E’ sufficiente  cercare un punto di incontro. Ma non basta ancora. Nella nostra esperienza con Milanoristorazione, abbiamo capito quanto sia  necessario  informare i genitori, informare gli insegnanti, coinvolgere i bambini. È un percorso graduale, che va fatto con saggezza, ma va iniziato subito! Tutto questo deve essere altresì affiancato da un’educazione alimentare adeguata, ma che sia al riparo da proposte legate all’industria alimentare, che deve rimanerne al di fuori.

Vi invito a leggere questa proposta di legge, scritta dall’Onorevole Gadda Fiorino, in collaborazione con altri nomi, di cui pubblico il documento ufficiale, e della quale vorrei qui concentrarvi alcuni punti importanti:

  • Si vuole incentivare e semplificare la riduzione dello spreco alimentare e del recupero e riuso delle eccedenze.
  • Il costo che questo sperpero ha sia a livello sociale che di risorse naturali (acqua in particolare ) compreso l’emissione di anidride carbonica, e che coinvolge tutti i processi, dalla produzione al consumo è rilevante.
  • Riconsiderare un modello alimentare che ponga al suo centro una sostenibilità del sistema. I dati che riguardano l’aumento della povertà e un’alimentazione totalmente innaturale, che favorisce l’insorgenza di patologie ci deve rendere consapevoli che le cose devono cambiare.
  • Sono in atto misure previste anche nel Programma Nazionale di prevenzione dei rifiuti attraverso il recupero dei prodotti alimentari invenduti ai fini di solidarietà sociale.
  • A livello mondiale, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) ha quantificato in 1,3 miliardi di tonnellate – pari a un terzo della produzione – lo spreco di cibo destinato al consumo umano: una quantità che se riutilizzata potrebbe idealmente sfamare per un anno intero metà dell’attuale popolazione, ovvero 3,5 miliardi di persone. È importante sottolineare che, entro il 2050, le previsioni indicano che la popolazione mondiale raggiungerà la cifra di 9 miliardi e la produzione di alimenti dovrà pertanto aumentare per garantire a tutti l’alimentazione.
  • L’osservatorio Waste Watcher quantifica in 8,1 miliardi di euro all’anno lo spreco domestico italiano nel 2014. Nello stesso tempo, in Europa, secondo la Direzione generale salute e tutela dei consumatori della Commissione europea, gli sprechi sarebbero quantificati in 100 tonnellate all’anno, senza contare le perdite nella produzione agricola e i rigetti in mare di pesce.
  • Nel frattempo, la crisi economica ha incrementato le difficoltà di molte famiglie italiane a mantenere una corretta e sana alimentazione, nonostante la sicurezza alimentare rappresenti a tutti gli effetti un diritto fondamentale dell’umanità.
  • Il Parlamento europeo, con la risoluzione 2011/2175 (INI) del 19 gennaio 2012, ha proclamato il 2014 quale « Anno europeo della lotta allo spreco alimentare » e ha riconosciuto la sicurezza alimentare come un diritto fondamentale dell’umanità, esercitabile per mezzo di politiche tese a incrementare la sostenibilità e l’efficienza delle fasi di produzionee di consumo. La risoluzione invita la Commissione europea e gli Stati membri a contribuire concretamente all’obiettivo di dimezzare gli sprechi alimentari entro il 2025 e a ridurre del 5 per cento i rifiuti per unità di prodotto interno lordo (PIL) entro il 2020.
  • Il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, attraverso il Piano nazionale di prevenzione dello spreco alimentare (PINPAS), ha accolto le sollecitazioni dell’Unione europea in materia di riduzione degli sprechi e, attraverso le opportune modifiche al decreto legislativo n. 152 del 2006 (cosiddetto « testo unico ambientale »), ha recepito la direttiva quadro sui rifiuti (direttiva 2008/ 98/CE).

Èun cambiamento che in primis dobbiamo proporre all’interno della nostra famiglia, non è difficile, ed è un saggio cambiamento per il bene e la salvezza dei nostri bambini e del mondo in cui dovranno vivere  da adulti.

— Elena Alquati

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